Cataratta – i primi dieci casi impiantati a Milano

Si Introduce al posto del cristallino opacizzato e viene “plasmata” per correggere miopia e altro Contro i piccoli difetti una lente fotosensibile.

I primi impianti italiani di lenti modificabili con un raggio di luce, al posto del cristallino opacizzato dopo l’intervento di cataratta, si stanno applicando a Milano all’ospedale San Giuseppe (Ordine ospedaliero San Giovanni di Dio-Fate bene fratelli, Gruppo Multi Medica). La nuova soluzione per una vista “ad alta definizione”, è già in uso in Francia, Germania, Belgio e, da oltre due anni, anche negli Stati Uniti.

La misurazione del valore della lente da inserire dopo l’intervento chirurgico, però, in genere non è perfetta: «Può rimanere, ad esempio, una miopia di meno due, con conseguente bisogno degli occhiali», spiega Fulvio Bergamini, direttore Unità operativa oculistica dell’ospedale San Giuseppe, autore con Federico Badala dei primi interventi. «Con la lente fotosensibile, due settimane dopo la chirurgia, si misurano la vista ottenuta, eventuali difetti come miopia, astigmatismo o ipermetropia e si plasma la lente con la luce secondo le esigenze del paziente. Non è una correzione totale, si possono correggere fino a due diottrie di miopia, due di ipermetropia e due di astigmatismo.

Oltre non si riesce», sottolinea e precisa Bergamini. Sviluppata in California, la lente è in polimero di silicone ed è plasmata da raggi ultravioletti, «come una lampada solare ». Gli occhiali da sole sono consigliati solo nelle prime settimane dopo l’intervento: «Sì, perché una volta stabilizzato il polimero non si modifica più», spiega Bergamini. Dieci gli adulti impiantati finora al San Giuseppe, nelle prossime settimane si raggiungerà un totale di cinquanta interventi, così da disporre di un primo follow up e valutare i risultati. «Le statistiche internazionali sono ancora parziali, perciò bisogna andare cauti», sostiene Bergamini. A cui chiediamo ulteriori delucidazioni.

Che sicurezza c’è nel lungo periodo per il polimero usato? «Non esistono rischi, già si usa per le lenti intraoculari». In quali casi è sconsigliabile impiantare questo tipo di lente? «Sicuramente non penserei mai di impiantarla sui bambini, in nessun caso. E poi nelle miopie molto elevate, se ci sono degenerazioni maculari, patologie vitro retiniche o glaucomatose. Potrebbe dare inconvenienti in successivi interventi chirurgici».

La tecnologia è più costosa (500 euro contro i 100-150 della lente tradizionale) anche se presso l’ospedale San Giuseppe è offerta in normale regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale.

Come mai questa scelta, lo chiediamo invece a Daniele Schwarz, amministratore delegato di MultiMedica. «È una metodica seria quella che stiamo provando in quest’ospedale, ha una valenza no profit, a favore dei pazienti, non vuole certo incrementare l’afflusso di clienti in studio. Mettere a disposizione di tutti questa nuova opportunità va piuttosto nella direzione di un circolo virtuoso “cura-ricerca-formazione”, e pone l’accento sull’attenzione che intendiamo dare all’innovazione e alla tecnologia al servizio del paziente».